Cosa è una donna? Le conseguenze delle risposte.

Sembra una domanda semplice. E’ una domanda breve, quattro parole ed un universo di risposte.

Se prendiamo il vocabolario troveremo la definizione “essere umano – adulto – di sesso femminile“. Ho appositamente suddiviso la definizione in tre segmenti perché è su questi tre segmenti che si sta sviluppando una guerra ideologica fra correnti politiche che solo apparentemente e nominalmente fanno parte dello stesso movimento. Infatti quelle correnti ideologiche non hanno presupposti comuni e quindi non possono avere obiettivi comuni, la premessa condiziona lo sviluppo dell’ideologia.

Da un lato abbiamo una corrente ( teorie queer, femminismo intersezionale, femminismo post-umano/anti-umano) che applica una forma di diagnosi differenziale che ha del paradossale dicendo che la donna non è “un essere umano” e non è “di sesso femminile”. Essa dice che la donna non è un essere umano perché il concetto storico di essere umano ha escluso tante porzioni di umanità: dalle donne, ai bambini, ai neri, gli ebrei, gli indios (in una prospettiva eurocentrica, ma la deumanizzazione è riscontrabile in tutte le culture). Se il concetto di umanità va decostruito e superato allora nemmeno la donna è un essere umano. Dice anche che la donna non è di sesso femminile perché donna è chi dice di essere tale in base ad una percezione, su cosa si fondi questa percezione non è dato saperlo, o meglio lo dice senza assumersi la responsabilità di dirlo. Donna è chi si rispecchia in tutti i modi in cui la donna è stata definita dal sesso maschile nel corso dei millenni, quindi il patriarcato. La donna a quel punto non potrà che riconoscersi nella sua oppressione se vuole definirsi tale. L’identità di donna, in mancanza di alternative razionali e condivise, coinciderà quindi con la sua definizione eterodiretta ed imposta dal patriarcato, quindi arbitraria e violenta e ancora una volta deumanizzante, con tutte le conseguenze di questa deumanizzazione. Quella corrente ideologica lascia come scappatoia la possibilità di definirsi quello che più si vuole se non si vuole rimanere ingabbiate nel sistema oppressivo (a parole).

Donna diventa quindi una percezione irrazionale e quindi passionale. Non è umana e non è di sesso femminile. In perfetta sintonia con le categorie di pensiero che appartengono a questa corrente: soggettivismo, individualismo; l’IO che prevale sul Noi, anzi il Noi non esiste proprio.

Lasciatemi accennare il fatto che se viene meno il concetto di essere umano/persona vengono meno i diritti umani che si fondano proprio sulla comune umanità e sulla dignità che ne discende.

Dall’altra parte abbiamo una corrente (il femminismo radicale, ) che usa gli strumenti della ragione, del razionalismo, dei fatti e del dato oggettivo, ma li usa inceppandosi ed avvitandosi su sé stesso. Dice che la donna “è solo il suo sesso femminile“, con un atto politico anche questa corrente corre il rischio di arrivare al pensiero anti-umano. Lo fa perché rifiuta di riconoscere una natura comune con l’idea storica di uomo ed ha ragione nel rifiutare l’idea storica di uomo (e quindi anche quella differente di donna) ma rifiutare l’idea storica ed globalmente riconosciuta di uomo (e quindi anche quella differente di donna) non può tradursi in una negazione della sua umanità tout court, nella sua interezza.

I movimenti appartenenti a questa corrente di femminismo, in modo ed in quantità variabile, in effetti entrano in un loop di contraddizione. Da un lato negano una comune umanità perché ne vedono solo la sua attuazione storica, politica, culturale, sociale ed economica; dall’altro portano avanti analisi e misure assolutamente corrette che però sono comunque non complete. Mi spiego; quando si dice che la prostituzione, l’utero in affitto, l’infibulazione, lo stupro, l’uccisione della donna trattano le donne come oggetto è giusto, quello che manca è quel piccolo passo rivoluzionario che spieghi perché vadano rigettate ed ostacolate come pratiche o come comportamenti/modi di relazionarsi: trattare le donne come oggetto è sbagliato perché le donne NON sono oggetti ma SONO ESSERI UMANI. L’oggettivazione è una forma dei deumanizzazione, ma la risposta alla deumanizzazione è l’umanizzazione.

La donna non è “una parte dell’umanità”, il sesso femminile è L’UMANITA‘ e tutto quello che il patriarcato le ha attribuito come esclusivo aveva come obiettivo di porla al di fuori dell’umanità; ma quelle caratteristiche sono umane, così sono umane (in teoria) tutte la qualità che si è auto- attribuito sono umani tutti i lati negativi che si è attribuito e sono umani tutti i lati negativi che ha attribuito al sesso femminile. Se il sesso femminile è pienamente umano allora l’utero in affito, la prostituzione, la subordinazione sociale, giuridica, politica non hanno senso di esistere. Il femminicidio è un omicidio di una donna in quanto tale perché il concetto di donna con cui vivono questi assassini è quello che ha scelto il maschio deumanizzandoci. Ma se il sesso femminile è pienamente umano allora tutto quello che è dipeso dal concetto di maschio/uomo è monco, mutilato, manchevole, imperfetto. Imperfetto ma perfettibile e qui mi fermo ma ci tornerò; a brevissimo.

Quindi questa seconda corrente deve fare lo sforzo di andare ancora più alla radice per capire che il problema non è il sesso ma il fatto di aver scippato al sesso femminile la sua umanità e che lo abbia fatto attraverso una costruzione millenaria e globalizzata di stereotipi, ruoli in ogni campo che possiamo riassumere con la parola di “GENERE”; l’umanità che a sua volta è la chiave tramite cui far letteralmente cadere tutto quello che fino a questo momento è stato.

Il terreno dell’umanità è il terreno su cui mettere in crisi tutto, ma proprio tutto. Ma non è questo il luogo per parlarne, ma lo farò e lo farò molto presto.

Una prospettiva umanista per le intersezionali.

Lasciatemi dire che le persone che ambiscono ad un livello, “una piattaforma” tramite cui affrontare tutte le deumanizzazioni passate e presenti che si riversano sulle minoranze lo possono fare, ma non tramite il femminismo. La cornice è quella umanista/dell’umanità e questa cornice permette a tutte le istanze di stare insieme senza entrare in contraddizione. La contraddizione non è possibile perché qualunque istanza o richiesta che si fonda su una mancanza di umanità va rigettata ed ostacolata in ogni modo. I neri e i fenotipi in generale sono pienamente umani, le disabilità sono pienamente umane, gli orientamenti sessuali sono pienamente umani, i comportamenti sessuali sono pienamente umani (se non negano l’altrui umanità e quindi non deumanizzano) e la transessualità è pienamente umana (su cui io scelgo di sospendere il giudizio. Transessualità, non transgenderismo che si fonda sulla deumanizzazione del sesso femminile cioè il genere).

Una prospettiva per il femminismo radicale.

La prospettiva umanista non è includente se adottata dal femminismo, anzi è la sovversione per eccellenza. Dal concetto di uomo/aner discende ogni sistema politico, giuridico, economico sia mai esistito, da esso discende il concetto stesso di potere. Non include gli uomini nella lotta, li richiama ad una responsabilità storica, culturale, giuridica in cui l’unica soluzione è ammettere tutto quello che hanno fatto, ammettere che tutto quello che hanno prodotto in qualsiasi campo è privo di una componente che aveva il diritto di farvi parte. E se veramente vogliono fare qualcosa allora devono mettere in discussione loro stessi, è di loro che devono parlare, è verso di loro che devono indirizzare le critiche ( senza distinzioni di fenotipo, religione, nazionalità o classe sociale). Ma anche su questo versante è possibile un terreno di incontro ma solo se sono disposti ad ammettere che tutto quello che è esistito era sostanzialmente o sbagliato o incompleto ( e quindi erroneo). Il terreno umanista consente di rimarcare che le strade saranno separate fino a quando i presupposti deumanizzanti non verranno meno. La prospettiva umanista prevede che gli uomini non abbiano il diritto di dire cosa è una donna, perché lo hanno già fatto e l’hanno deumanizzata ed esclusa. Il riconoscimento di una natura comune è esattamente riappropriarci di tutto ciò che il patriarcato ci ha negato e quindi tolto.

Lo so che è una riflessione breve ed incompleta, ma ne verranno altre ed in breve tempo. Un terreno di pace fra i movimenti delle donne è possibile, così come è possibile un futuro di pace ed equilibrio, ma il conflitto è necessario se vogliamo raggiungere quel futuro.

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