Io sono Myrina

Oltre l’oppio dogmatico multicolore della pseudo-scelta, dell’empowerment, della post-umana self-identification e dell’autodeterminazione fittizia; 

Oltre un femminismo Pop, quello dell’ideologia post-umana Queer, che funge da superficie riflettente e che fa in modo che il femminismo sia sostanzialmente uguale a noi, a costo Zero, indolore;

Oltre un femminismo “bossy”, che benedice tutte in nome della religione del sex positive, soprattutto se kinky e BDSM;

Oltre il Paese della Cuccagna dei ruoli apicali, della rappresentanza politica borghese, della parità salariale, delle carriere soddisfacenti, della spartizione del potere, dell’inclusione all’interno del sistema maschile che finge di riconoscerci.

E’ lì che i miei occhi guardano.

Guardano alle donne comuni, non femministe, che ogni giorno fanno un lavoro malpagato che a loro fa anche un po’ schifo.

Guardano a ragazzine rese sempre più asservite al mondo maschile in nome dell’inclusione, alle quali viene chiesto di non guardare al loro corpo, di fare finta che non esista e che sia stato attribuito loro da non si sa bene quale “Essere superiore” ed allo stesso tempo chiede che questi stessi corpi siano ipersessualizzati, disponibili, prostituibili, affittabili, fistabili, manipolabili.

Guardano a madri che crescono i loro figli nonostante si abbatta su di loro la peggiore misoginia, nonostante manchino servizi, assistenza e riconoscimento della ricchezza del loro lavoro, nonostante si riversi su di esse la violenza istituzionale.

Guardano a colfbadanti, cameriere, donne delle pulizie che si spaccano la schiena ogni giorno nell’indifferenza generale.

Guardano alle donne migranti, vittime di tratta e non, che scompaiono davanti ad un senso di accoglienza che accoglie uomini e ragazzi mentre loro rimangono rinchiuse fra le mura domestiche, delle loro case e dei nostri servizi: a volte analfabete, a volte casalinghe, a volte lavoratrici qualificate che conducono un’esistenza invisibile.

Guardano alle donne, alle ragazze, alle ragazzine e alle bambine vittime della violenza maschile, sui loro corpi di femmine e sulla loro mente umana in ogni angolo del pianeta a prescindere da fenotipo, religione, classe sociale e sistema politico.

Guardano alle anziane non borghesi con una pensione da fame, che vanno a mangiare alla Caritas e rinunciano al riscaldamento in inverno.

Guardano alle nonne, alle zie, alla cugine.

Guardano a bidellespazzine,  operaieimpiegateparrucchiere ed estetiste, insegnanti….e tante altre ancora.

Guardano alle donne, alle bambine, alle ragazze, alle anziane di tutto il mondo, per un femminismo internazionalista ed umanista.

Il femminismo non è detto che sia alla portata di tutte e non tutte possono essere femministe: non è possibile perché prima di tutto il femminismo è mettere in discussione noi stesse, è fare un percorso di autocoscienza che ci porta a vivere anche col senso di contraddizione sapendo che una parte di quel patriarcato lo accettiamo per poter sopravvivere.

Sarebbe bello se tutte le donne prendessero coscienza di quello che accade loro e che accade a tutte in ogni angolo del mondo; sarebbe bello se questa coscienza si tramutasse in un’azione comune, plurale e collettiva.

Io sono Myrina e questi sono i miei occhi