Sono stata al parco con i bambini, un pomeriggio come tanti al parco coi bambini; con noi c’era un compagno di E., il maggiore. Ho comprato loro dei gelati al bar che si trova proprio vicino ai giochi e ci siamo seduti a un tavolo. Nei tavolini adiacenti c’erano due uomini anziani sull’ottantina. Entrambi ci hanno fissati e uno mi ha chiesto se fossero tutti e tre miei figli e io ho risposto che solo due lo erano; poi ci siamo messi a fare una parte dei compiti, nello specifico una brevissima lettura, prima di lasciarli liberi di andare verso i giochi e gli altri bambini e le altre bambine. Gli uomini mi hanno guardata compiaciuti mentre io provavo a destreggiarmi fra un bambino di 4 anni e due di 8; sorridevano e annuivano seguendo ogni mia parola e movimento in segno di approvazione.

Proprio in quel momento mi sono resa conto che le donne-madri (uso questa dicitura per ricordare che ogni madre è una donna e per sottolineare però che non tutte le donne sono madri) sono costantemente sotto esame, vengono scrutate e analizzate: se stanno rimproverando troppo o non abbastanza, se insegnano le buone maniere o se pretendono troppe buone maniere, se sono troppo affettuose o se non lo sono abbastanza.
Una donna-madre nello spazio pubblico è costantemente sotto giudizio.
Un giudizio che si negherebbe spudoratamente a domanda diretta e le donne agiscono sempre cercando l’equilibrio per non essere una cattiva madre sia per eccesso che per difetto e parlano per illustrare quanto impegno mettano nel cercare di essere una “madre sufficientemente buona”.
Nello spazio pubblico accadono tre cose se ci sono donne-madri.
La prima è che le donne-madri percepiscono di essere sotto osservazione sia come donne sia come madri; parlo di percezione perché essa viene rivelata dal modo in cui le donne-madri controllano se qualcuno le stia guardando o meno e non solo quando accade qualche piccolo e normale incidente ai loro bambini durante il gioco libero. Le donne rivolgono lo sguardo verso l’esterno per capire come la società, anche quella rappresentata dalle persone in un parco, giudica quello che stanno facendo, vivono in una condizione di perenne precarietà che può essere riequilibrata e contenuta dallo sguardo pubblico che coincide con quello che è stato prodotto dalla cultura maschile e dallo sguardo maschile. Lo sguardo maschile è lo sguardo pubblico.* (nota a piè di pagina)
La seconda è che le donne-madri hanno quello sguardo giudicante esterno così interiorizzato da dirigerlo verso le altre donne-madri, sono carcerate e carceriere allo stesso tempo, imputate e giudici; il passaggio da imputata a giudice consente loro di alleviare la pressione dell’essere imputata, come se proiettare il giudizio non creasse un circolo di giudizio fra imputate. Lo stesso non accade agli uomini-padri che sembrano non curarsi minimamente del giudizio altrui, inscalfibili dal dubbio di non essere adeguati come se la paternità fosse immune all’errore e soprattutto come se nessuno avesse la possibilità di osare il giudizio nei loro confronti: basti vedere quanto sprovvisti di fazzoletti, salviette, merende, giochi siano gli uomini-padri al parco e come si sentano adeguati e intoccabili nonostante a volte lascino i figli completamente senza sorveglianza e spaccino questo disinteresse come “lasciare libertà ai figli”.
La terza è legata alla ricompensa che viene elargita: gli sguardi e i cenni di approvazione terzi rendono le donne-madri dipendenti dal giudizio altrui, infatti il sentirsi imputata rilasciata per insufficienza di prove o perché il fatto non costituisce reato di pessima maternità rende dipendenti dallo sguardo altrui, vittime dello sguardo altrui e le riconferma il suo stato di colpevole in un sistema che il garantismo lo riconosce agli uomini e padri, mentre alle madri viene imposta l’inversione dell’onere della prova:
gli uomini-padri devono dimostrare di essere cattivi padri partendo dal presupposto che siano buoni, mentre le donne-madri devono dimostrare di essere buone madri partendo dal presupposto che invece non lo siano.
*cosa succede se una donna-madre oltre che donna e madre è anche non eterosessuale e non bianca? Avviene una moltiplicazione esponenziale della possibilità di errore e lo sguardo esterno, lo sguardo sociale diventa ancora più opprimente.

Mi dispiace davvero molto per questo retaggio patriarcale tossico ancora così radicato.
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