L’affair Meloni-Giambruno ci fa scoprire l’acqua calda: una donna al potere è una contraddizione

E’ stato difficile scegliere questo titolo e io stessa, se non lo stessi scrivendo, storcerei il naso davanti a una riflessione presentata in questo modo; dunque la prima contraddizione riguarda me e il come abbia riflettuto su questa faccenda che non poteva che essere politica.

Ho attraversato questa vicenda in due momenti: uno immediato, istintuale e uno invece di sedimentazione. Per mantenere l’autenticità del mio percorso di riflessione suddividerò questo pezzo in due segmenti così che anche graficamente sia possibile seguire il mio pensiero: la prima la chiamerò istinto, la seconda sedimentazione.

Svetlana Vdovina

ISTINTO

Leggere il post di Giorgia Meloni con cui la Presidente fa sapere, letteralmente urbi et orbi, di aver scelto di troncare la sua relazione col compagno a seguito delle notizie fuoriuscite in merito ai comportamenti di quest’ultimo nei confronti delle donne sul luogo di lavoro ha ispirato il mio lato cinico e sarcastico:

1- Quando Gianbruno (ma anche Gianbronzo come la sua faccia) aveva affermato, in merito agli stupri, “se non ti ubriachi il lupo non lo incontri”, Meloni si era affrettata a difenderlo dalle critiche sostenendo che la corretta interpretazione fosse “occhi aperti e testa sulle spalle”. Meloni per difendere il suo uomo aveva sacrificato tutte le donne, un’azione che non era certo il frutto di essere di destra ma di essere una donna radicalmente eteronormata, un paradigma simbolico che non riguarda solo le persone di destra, conservatrici e apertamente reazionarie. Il paradigma eteronormativo, con tutto il suo bagaglio romantico e morale, non sopravvivrebbe se non potesse contare sul sostegno implicito di ogni parte dell’umanità e del pensiero.

2- Le donne che oggi acclamano il gesto di Meloni ci dà il polso della reale condizione psico-sociale del nostro sesso che spaccia per grande gesto coraggioso quello che, in un mondo privo di squilibrio di potere e libero dalla femminilità e dalla mascolinità, sarebbe inteso come gesto comune largamente e diffusamente sostenuto. Quest’acclamazione fa il paio con le acclamazioni per gli uomini che cambiano pannolini, buttano la spazzatura e trattano le compagne come “ragazze alla pari” e non come serve della gleba, il minimo sindacale spacciato per rivoluzione epocale.

3- Meloni gode in questo momento della forza del potere, nel senso che per la prima volta una donna ha così tanto potere da riuscire ad imporre la sua verità, il suo punto di vista e nel farlo mostra tutta la sua socializzazione come donna e, nello specifico, donna che si batte per la permanenza dei valori patriarcali, quindi col guanto di velluto. Rimane però il fatto che il potere mette a tacere lui, il quale dovrà agire di conseguenza e non potrà fare con facilità quello che si permettono i suoi simili nella stessa situazione ma senza che la donna abbia il potere che è in mano a Meloni: negare e delegittimare le donne e persino alludere che quando due persone si lasciano si hanno torti da entrambe le parti (questa devo dire che mi è sembrata sempre una sciocchezza di proporzioni galattiche).

4 – Questa vicenda dà ragione a tutte quelle donne che affermano che un uomo che si lancia in affermazioni eticamente garantiste o che alludono a una corresponsabilità delle donne che subiscono violenza è esattamente l’uomo che poi si svela per quello che è. Insomma certe affermazioni sono campanello d’allarme/red flag.

5- Questa vicenda pubblica consegna a Ginevra (la figlia di Meloni) una realtà su suo padre che sarà preziosa e dolorosa allo stesso tempo, perché capirà che gli uomini da cui dovrà guardarsi, i famosi lupi, non sono quelli che lei pensa lontani da lei, estranei a lei. Per questa futura donna sarà doloroso ma speriamo che possa aiutarla quantomeno il poter accedere ai fatti.

6- La “destra” è appena entrata in un loop di contraddizione pari solo a quello della “sinistra”: non possono, come già fatto in passato, minimizzare le azioni di Giambruno perché chi viene danneggiata da un tipico e grandemente diffuso comportamento maschile non è una donna comune o una donna dello spettacolo, ma la donna da cui dipendono le sorti di questo governo; al tempo stesso qualsiasi reazione diversa dal silenzio stampa e che vada nella direzione di stigmatizzare lui e sostenere lei sarebbe contrario a tutti i valori che i reazionari dicono di voler portare nel mondo.

SEDIMENTAZIONE

Questa vicenda ci fa scoprire l’acqua calda e dà ragione a quanto Carla Lonzi scrisse molti anni fa: il patriarcato è ben lontano dall’essere sconfitto e non basta accanirsi sulla concretizzazione giuridica dei valori patriarcali se poi non vi sono cambiamenti sui modelli relazionali, i modelli profondi sui quali incardiniamo tutte le relazioni umane.

Una donna al potere inverte formalmente la sequenza storica del potere patriarcale ma su questa inversione formale grava tutto il patriarcato di fatto.

1- Una donna porta con sé sempre il privato e lo fa in un modo specifico e diverso dall’uomo e non perché sia di sesso femminile ma perché nel patriarcato al sesso femminile si fa corrispondere una sequela di norme insopportabili. L’uomo-politico porta il suo privato nel pubblico con finalità sempre strumentali, appare sempre burattinaio e questo gli è possibile perché le donne, nella relazione eterosessuale, finiscono col vedersi come funzione, finiscono con l’interiorizzare lo sguardo sociale e quindi a sentirsi perennemente passibile di imputazione. La donna-politica invece è esattamente come le altre donne comuni e porta con sé sempre il privato ma come spada di damocle, quella cosa di cui le verrà chiesto sempre conto e ragione, ad esempio se si è compagne/mogli o madri.

Non è Meloni ad aver portato sulla scena politica il suo privato, come suggerisce un commentatore di Repubblica, è l’opinione pubblica -cioè la società- a ritenere che una donna debba giustificarsi di più, debba mostrare quello che fa fra le mura domestiche anche quando non è fra le mura domestiche; se Meloni non avesse dato accesso a questo lato della sua vita semplicemente non avrebbe vinto le elezioni perché molte persone avrebbero iniziato a sospettare di una donna che non ci mostra di essere una “brava mamma” e di essere capace anche di gestire la famiglia. So che questa considerazione a molte persone sembrerà un’idiozia, ma il dominio maschile non esisterebbe se potesse essere visto e, soprattutto, detto nella sua vera natura da tutte le donne e gli uomini si guardano bene dall’indagare perché ne va del loro potere endemico.

2- La sinistra, nonostante il suo sbandierare femminismo e questioni lgbt a ogni passo, è eteronormata come la destra ma in modo diverso e non ha, perché non vuole, gli strumenti per produrre nuovi paradigmi per la società e infatti si batte in tutti i modi per l’uguaglianza convenzionale, cioè per dare alle minoranze l’accesso ai privilegi del maschio, bianco, etero. Come diceva Kate Millett, prevedendo con 50 anni di anticipo il futuro delle sinistre, un patriarcato riformato è sempre patriarcato. La “sinistra” davanti a una donna di destra al potere che scarica in tempi anche abbastanza brevi il compagno machista non sa che pesci prendere.

La segretaria del PD, che nomina con frequenza la leadership femminista, tace, sebbene sulla questione delle molestie abbia sempre detto la sua: non dice nulla su “Lo-Scaricato” perché dovrebbe anche manifestare solidarietà a Meloni e riconoscerle quantomeno la prontezza; al tempo stesso, pur avendo politicizzato la sua bisessualità e la sua relazione con una donna, non approfitterà del momento per attaccare l’eteronormatività con tutte le sue debolezze e contraddizioni, non glielo permetterebbe il partito ma nemmeno le organizzazioni LGBT che, in questo momento, aspirano ad accedere a tutti i privilegi dell’eterosessualità, compresi quelli più abietti.

Questa vicenda, proprio perché coglie in contraddizione tutta la società, non farà altro che rafforzare patriarcato, dominio maschile, paradigmi psico-sociali fondati sulla polarizzazione del genere (la femminilità e la mascolinità) perché i nodi da sciogliere sono talmente tanti per tutte le parti che la soluzione sarà tacere in attesa che passi e magari che qualcuno o qualcuna faccia il miracolo e ponga un’azione non contraddittoria così da poter pilotare l’attenzione pubblica su quella e far tornare tutto come prima, ciascuno al suo posto con le sue utili e strumentali contraddizioni.

Considerazioni a latere

Le donne si fanno concave e convesse quando i compagni fanno politica: o si ritirano a vita assolutamente privata o diventano un’estensione del ruolo politico del compagno/marito; sono sempre attente a non nuocere alla carriera dei compagni mariti…da sempre. Quando è invece la donna a ricoprire un ruolo pubblico, se è in una relazione eterosessuale, i compagni/mariti continuano a vivere la loro vita come se nulla fosse. Vedi il principe Filippo che ha causato un sacco di grane alla moglie, la regina Elisabetta II, perché non sapeva stare al posto assegnato da lui dalla Corona: un passo indietro. Giambruno, in sostanza, non ha fatto nulla di diverso dagli uomini che hanno avuto per compagne di vita donne che hanno avuto accesso al potere: essere radicalmente insofferenti per quel ruolo che avevano pensato solo per le donne perché sanno che è un posto orribile e infatti ci si ribellano o vivono fregandosene, cosa che è per loro possibile proprio perché sono maschi, cresciuti come futuri uomini e secondo il paradigma della maschilità

*una definizione che fa rivoltare nella tomba buona parte delle pioniere del femminismo

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