SAPPHIC SUFFRAGETTES: il personale e il politico nelle relazioni amorose fra suffragette.

La battaglia delle suffragette inglesi è stata, senza pericolo di smentita, la più grande dimostrazione democratica organizzata  fra fine ‘800 e la prima metà del ‘900: la manifestazione organizzata da Emmeline Pankhurst con la Women’s Social and Political Union a Londra è stata la prima manifestazione oceanica pacifica della storia europea.

Ultimamente sembra che si stia restituendo, di questo movimento, una lettura spesso negativa indossando le lenti della contemporaneità: una fra tutte quella di essere donne bianche borghesi e magari eterosessuali.

E’, secondo me, scivoloso avanzare critiche di questo tipo nei confronti di donne vissute in un’epoca in cui il sesso femminile veniva rinchiuso in manicomio, spesso in mancanza di malattie psichiatriche, solo per volontà di padri, fratelli e mariti; un’epoca in cui alle donne era sostanzialmente negato l’accesso alla proprietà privata  e all’eredità e il cui ingresso alle università era o fortemente precluso o esplicitamente vietato.

Per quel che riguarda l’accusa di classe è assodato che la WSPU avesse tra le sue fila  donne appartenenti alla classe operaia e che la richiesta avanzata dal movimento fosse il suffragio universale femminile.

La sessualità delle suffragette, invece, fu oggetto di dibattito già allora con intenti denigratori e delegittimanti: ovviamente “l’accusa” era quella di essere lesbiche, misandriche e zitelle, stessa sorte toccò anche alle femministe negli anni ‘60 e ‘70.

In effetti sembra che le relazioni romantiche e sessuali fra donne abbiano riguardato un certo numero di suffragette, a partire dalle loro più importanti rappresentanti. A riguardo non si hanno che ipotesi, seppure altamente probabili, poiché le fonti che ci rimangono non sono sufficienti per dirci con certezza qualcosa riguardo gli orientamenti sessuali delle suffragette: ad esempio, salvo qualche eccezione, sarebbe difficile dire se si trattassero di lesbiche o bisessuali; come è difficile dire quali relazioni fossero effettivamente erotico-romantiche e quali forme di amicizia e condivisione intense dovute proprio alla natura dell’attivismo che queste donne condividevano.

Ci sono alcuni scritti, tra cui il diario di Mary Blathwayt, che però sembrano lasciare ben poco spazio ai dubbi.

Ebbero relazioni saffiche con altre attiviste Christabel Pankhurst e Adele Pankhurst, figlie della fondatrice del WSPU Emmeline; idem Annie Kinney, una delle leader nazionali del movimento suffragista proveniente dalla classe operaia.  

Sembra che Vera ‘Jack’ Holme, attrice e autista dei Pankhurst, e Lady Evelina Haverfield avessero una relazione.

Attratta dal sesso femminile era anche Mary Blathwayt, la cui casa Eagle House divenne il “Riposo delle Suffragette” e al cui diario dobbiamo la restituzione di uno spaccato di queste relazioni romantiche e sessuali . Stessa cosa vale per Clara Codd  che ebbe una relazione sempre con la Kinney; la stessa Codd ha confermato questa sua preferenza nella sua autobiografia.

Non lo era invece Sylvia Pankhurst che anzi lamentava la malcelata insofferenza della madre per la sua preferenza del sesso maschile.

Lesbica era Ethel Mary Smyth, compositrice cui si deve l’inno delle suffragette, che si innamorò della Pankhust Senior: il tormento che portava con sé l’essere lesbica allora (ma probabilmente lo è ancora oggi in modo e misura diversa) ci viene restituito da lei stessa quando scrivendo all’amico filosofo Brewster afferma: 

“Mi chiedo perché sia molto più facile per me, amare molto più appassionatamente il mio stesso sesso che il tuo. Non capisco, sono una persona dalla mente estremamente equilibrata. 

Tutto questo solleva alcune riflessioni in merito al numero piuttosto considerevole di bisessuali (che hanno relazioni con donne) e di lesbiche all’interno dei movimenti di liberazione e per i diritti del sesso femminile.

Qualcuno potrebbe alludere che il contatto e la relazione intensa che  l’attivismo di questo tipo porta con sé induca le donne ad avere relazioni omosessuali: non di rado in passato i detrattori suggerirono che aderire al movimento suffragista o al femminismo portasse le donne a diventare lesbiche.

Dal confronto con una sorella radicale lesbica mi sono ritrovata  a decostruire questo ragionamento, o meglio, vista l’evidente tendenziosità denigratoria dell’argomento, sono venute fuori alcune considerazioni e alcune domande.

E’ facilmente intuibile come quei movimenti costituissero anche luoghi di libertà e sicurezza per vivere secondo le proprie inclinazioni e in modo autentico, non si capisce perché l’orientamento sessuale avrebbe dovuto costituire un’eccezione; ma la considerazione che secondo me potrebbe essere più interessante è condensabile nelle domande che vi lascio qui in chiusura.

E’  possibile che sia l’attrazione erotica e romantica per il sesso femminile, che per le lesbiche costituisce la preferenza esclusiva e per le bisessuali uno dei due poli di attrazione, a portare queste donne a un livello di attivismo molto intenso?

E’ possibile proiettare, trasformando, un soggetto di amore particolare (quali sono le donne per le lesbiche e le bisessuali) in soggetto collettivo di amore politico?

E in fondo fare del sesso femminile un soggetto collettivo di amore politico è qualcosa di accessibile ed esperibile anche per le donne eterosessuali.

Non dovrebbe essere il cuore del femminismo fare del sesso femminile il soggetto collettivo di amore politico?

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