La punibilità del reato commesso all’estero: infibulazione, patriarcato, adultocentrismo e GPA

Quando mi sono imbattuta in questo articolo di cronaca mi sono risultate evidenti tre questioni che molto hanno a che fare col femminismo e con i diritti umani in generale.

La notizia in breve.

Un uomo, padre di due bambine, ha portato in “vacanza” le figlie per sottoporle all’infibulazione; al suo ritorno la madre delle bambine lo ha denunciato. L’uomo è stato dunque arrestato e le indagini sono tutt’ora in corso.

Faccio una considerazione preliminare, prima di condividere con voi le riflessioni. L’infibulazione non è ancora oggi oggetto di dibattito e riflessione, eppure episodi come questo ci suggeriscono la presenza di un sommerso, non importa se numericamente considerevole o meno, che va contrastato fermamente con ogni mezzo disponibile.

Veniamo dunque alle riflessioni.

Prima riflessione

E’ corretto e giusto che quest’uomo sia stato arrestato pur avendo commesso il reato all’estero ed è giusto che la legge preveda esattamente questo. La stessa logica riguarda il reato, previsto dalla legge sulla adozioni, nel caso in cui i genitori ottengano in adozione un bambino dietro corresponsione di denaro o altre utilità. E giusto perché l’interesse che viene tutelato in questi casi supera di gran lunga il riconoscimento che possiamo dare a vario titolo a culture, sistemi giuridici/legislativi diversi da quello italiano.

Mi chiedo a questo punto perché invece non venga fatto altrettanto per la GPA (in qualunque forma). Molte sentenze, pur ribadendo il principio che la GPA costituisce reato in Italia, hanno ritenuto che non sia “migliore interesse” per il minore venire allontanato da adulti che lo hanno ottenuto commettendo un reato.

Se si depenalizza/regolamenta la GPA si dovrà depenalizzare anche l’acquisto dei bambini legato all’adozione. Molti obietterebbero che spesso nella GPA c’è un legame biologico, ma il legame biologico non attribuisce al genitore il possesso dei figli, infatti i bambini sono esseri umani completi e pertanto non possono essere oggetto di possesso da parte di nessun adulto. E quando parlo di possesso parlo di possesso giuridicamente inteso; i bambini non sono oggetti che possono essere ceduti, donati, comprati. Il legame biologico non è un certificato di proprietà se guardiamo agli adulti.

Seconda riflessione (strettamente collegata alla prima)

La Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia dice che in qualsiasi questione riguardante i minori, legislazione compresa, va tenuto a mente che il loro interesse è preminente rispetto a qualsiasi altro interesse o desiderio.

Purtroppo però l’interesse dei minori è ancora ostaggio di una visione patriarcale (proprio in senso stretto) che proviene da lontano, cioè quella visione che riconduce i figli a possedimento/proprietà del padre. Questa visione patriarcale é necessariamente sia adultocentrica, sia misogina. In sostanza siamo ancora molto lontani dal concepire i bambini come esseri umani completi in maturazione e la richiesta di regolamentazione della GPA è perfettamente in linea con questo adultocentrismo patriarcale che riconosce ai padri diritto di vita (quindi di esistenza) e di morte (come l’infibulazione) sui piccoli umani che sono i bambini.

Una società non patriarcale ed adultocentrica riconoscerebbe nei fatti, e non solo sulla carta, la piena umanità dei bambini, ne riconoscerebbe le diverse esigenze fin dalla nascita: come il bisogno naturale, ed in questo caso è corretto il termine, del legame esclusivo e non sostituibile con la madre che lo ha gestato per 9 mesi. Una società non patriarcale riconoscerebbe l’autorevolezza esclusiva materna in materia di filiazione.

Purtroppo ho paura che invece finiremo col regolamentare la GPA sancendo che i figli sono un diritto degli adulti, la filiazione è un diritto degli adulti e che i minori sono solo oggetti finché non diventano maggiorenni e possono esercitare lo stesso potere gerarchico di possesso. E questo avrà effetti anche sulla legge sulle adozioni, anche se forse a quel punto nessuno vorrà diventare genitore di un bambino tramite adozione quando si potrà avere il proprio geneticamente posseduto tramite altro.

L’ultima riflessione riguarda la madre

Le indagini stanno cercando di appurare un’eventuale conoscenza, quindi di corresponsabilità, delle intenzioni del padre da parte della madre. Non credo che le posizioni siano equivalenti.

Una famiglia in cui il padre pensa di dover sottoporre le figlie all’infibulazione è una famiglia ferocemente patriarcale in cui nemmeno la moglie ha diritto di parola sulle scelte. In effetti spesso si tratta di persone provenienti da paesi in cui anche giuridicamente padre e madre sono sullo stesso piano.

Penso che la madre abbia fatto denuncia postuma perché se lo avesse fatto prima sarebbe stato difficile da dimostrare, a quel punto il padre avrebbe avuto tutto il tempo di fuggire nel paese di origine con le figlie e ricevere tutta la protezione legata al privilegio maschile.

Questo non solo non avrebbe cambiato di una virgola la condizione delle bambine ma l’avrebbe addirittura peggiorata.

Qui l’articolo originale

Qui la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia

Qui alcune letture sull’esclusività e insostituibilità del legame materno:

  1. N. Verrier (EG)
  2. N.Verrier (IT)
  3. Winnicott

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