Le mestruazioni: fra storia, disprezzo e cancellazione

Sono un’appassionata di documentari fin da quanto ero piccola e, grazie ai miei genitori, ho viaggiato abbastanza. Grazie a queste due cosa ho potuto aprire il mio sguardo su molte culture e scoprire che di esse conosciamo aspetti anche minuziosi: abbigliamento, oggetti di vario tipo, malattie, usanze, giochi, cibi.

Nella ricostruzione della storia dell’umanità sembra che nessun dettaglio sia stato abbandonato all’oblio.

Dal menarca in poi, però, ho iniziato a chiedermi: ma come facevano con le mestruazioni?

Ammetto che non mi sono chiesta perché tutte quelle ricostruzioni non riportassero i metodi per affrontare le mestruazioni, ho dato per buono, in modo inconsapevole, il fatto che fosse qualcosa di irrilevante.

Nonostante questo quello che inconsapevolmente stavo registrando e facendo mio, anche in termini di prospettiva, era che il cibo era rilevante, l’abbigliamento era rilevante, la caccia pure e ovviamente la guerra. Le mestruazioni no, per ricostruire la storia dell’umanità non lo erano.

Una conclusione controintuitiva: le mestruazioni infatti non sono un fatto irrilevante né quantitativamente né qualitativamente; statisticamente queste compaiono ogni mese per circa 40 anni nella vita di una donna.

Perché se è ritenuto importante far conoscere tramite i libri di storia e i documentari e i musei cosa mangiassero e quali giochi facessero in epoche passate e/o culture diverse non dobbiamo invece sapere come metà dell’umanità affrontava o affronta quotidianamente le mestruazioni?

Lo stesso trattamento non è stato, ad esempio, riservato alla guerra che è un evento che, statisticamente e storicamente, riguardava solo il sesso maschile.

Se conosciamo quali cibi mangiassero e quali giochi di facessero nelle epoche passate perché non dobbiamo sapere come metà dell’umanità affrontava quotidianamente le mestruazioni? In base a quale ragionevole principio un gioco o un piatto di riso è rilevante e gli assorbenti no? Le mestruzioni non hanno avuto impatto sull’umanità? Sui ritmi di vita? Su come veniva utilizzato il tempo?

Se le mestruazioni hanno un impatto ancora oggi, in un’epoca molto più confortevole per una parte non marginale, non è difficile immaginare come fosse 50, 100, 1000 anni fa o come possa essere determinante lì dove questo comfort tecnologico non esiste o non è nelle disponibilità di tutte.

La semplicità con cui veniamo cresciute nella convinzione che tutto ciò che riguarda una donna è irrilevante mentre quello che riguarda gli uomini è invece storia dell’umanità mi stupisce sempre molto.

Ci sono decine di fattori che giustificano questo oblio, a partire dallo stigma di impurità per quel che riguarda le mestruazioni, uno stigma deciso dal sesso maschile. E allora mi chiedo: perché la guerra e le morti che ne conseguono non sono cose sporche ma le mestruazioni sì?

La risposta la sappiamo in realtà tutte: disprezzo e cancellazione.

Un disprezzo che è molto evidente proprio se guardiamo a come le mestruazioni sono state viste nel corso della storia e come sono state raccontate dagli uomini che erano gli unici cui era permesso di parlare, scrivere e lasciare testimonianze

‘A Friend Visits’ by Filthy Ratbag 

Le prime testimonianze scritte del ciclo mestruale risalgono all’Antico Egitto su alcuni papiri di medicina, nello specifico i Papiri di Kahun e di Ebers che erano due resoconti riguardanti la ginecologia: gli assorbenti erano dei tamponi di papiro ammorbidito o di lino che venivano inseriti in vagina, dei tampax prima dei tampax; un metodo comprensibile visto che non esistevano né gli slip né i “mutandoni” di cui ci parla ad esempio la Alcott in Piccole donne.

Nella Grecia del V secolo si era convinti che le mestruazioni fossero un residuo di cibo che non fosse stato digerito a sufficienza e che, nella donna, avendo “ovviamente” minore forza vitale dell’uomo, non si potesse trasformare in sperma. Questa visione mostra molto bene il parametro fallocentrico con cui è stata letta l’umanità: il maschio e le sue caratteristiche erano l’umanità, mentre la femmina era la versione inferiore e semi-abortita della perfezione maschile.

Il sangue mestruale era ritenuto tossico, o meglio, siccome le mestruazioni si presentavano con una certa scadenza i maschi decisero che questo era un segno evidente di tossicità. Una teoria che hanno esteso fino alla menopausa: le donne in menopausa, secondo loro, trattenendo nel corpo il sangue tossico potevano “intossicarsi” e dare segno di squilibrio (che strano) oppure “intossicare” gli altri espellendo questi vapori tossici dagli occhi. Le donne vecchie e inutili insomma diventavano o pazze o streghe.

Le donne gestivano il sanguinamento utilizzando piccoli pezzetti di legno attorno ai quali venivano arrotolate garze, pelli di animali, carta o altro; quelle che ne avevano la possibilità si ritiravano nel Gineceo per tutta la durata della mestruazione.

L’idea delle mestruazioni come qualcosa di impuro e pericoloso non risparmia nemmeno la penisola italica. Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia descrive gli effetti delle mestruazioni: “All’arrivo di una donna mestruata il mosto inacidisce, toccate da lei le messi isteriliscono, muoiono gli innesti, bruciano le piante dei giardini; dove lei si siede i frutti cadono dagli alberi, al solo suo sguardo si appanna la lucentezza degli specchi, si ottunde il ferro, si oscura la luce dell’avorio, muoiono le api degli alveari, arrugginiscono istantaneamente il bronzo e il ferro e il bronzo emana un odore terribile“. Queste erano solo alcune delle cose che, secondo gli uomini, accadevano al passaggio di una donna con le mestruazioni.

Quanto alle tecniche utilizzate dalle donne nella Roma imperiale si iniziarono ad utilizzare dei pezzi di stoffa agganciati ad una cintura.

Tutto l’immaginario stregonesco legato alle mestruazioni rimase in perfetta salute anche durante il medioevo, le donne mestruate erano in grado di rovinare i raccolti e le piante, opacizzare gli specchi, causare la rabbia nei cani e di trasformare il vino in aceto. Emblematico che un maschio, Gesù, avesse le capacità di trasformare l’acqua in vino e quindi avesse avuto la possibilità di migliorare una festa mentre le donne al massimo avrebbero potuto solo rovinarla proprio perché femmine.

In quell’epoca alcune donne cucivano una sorta di pantaloni per tenere i panni di stoffa che assorbivano il sangue mestruale oppure lo sphagnum, un muschio palustre assorbente.

E così fino ad arrivare all’epoca contemporanea, quando l’esistenza delle mestruazioni fu utilizzata per giustificare l’assenza delle donne in magistratura.

Per me è chiaro come parlare del ciclo mestruale sarebbe problematico solo per gli uomini, perché verrebbe fuori quanto sia stato il sesso maschile a costruire sopra i fatti biologici un sistema culturale oppressivo e disprezzante nel corso dei millenni.

Per le donne invece sarebbe un’occasione per conoscersi nel corso della storia e per essere consapevoli di quello che è stato detto su di loro e sui loro corpi femminili.

Sicuramente quello che accadrebbe è il restituire la completezza della storia umana, visto che fino ad ora ci è stata restituita solo metà della storia dell’umanità.

FONTI :

Plinio il Vecchio

Mestruazioni antichità

Assorbenti nell’antichità

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